In memoria di Giuliano Matteucci e Piero Dini
Clara Bartolini
Grazie alle Olimpiadi Culturali volute da Milano in contemporanea ai Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, la città ha voluto riportare alla memoria nazionale ed internazionale il grande movimento dei Macchiaioli, primi innovatori della pittura tra le due guerre mondiali. La mostra é prodotta da Palazzo Reale, 24 ORE Cultura – Gruppo Il Sole 24 ORE e Civita Mostre e Musei e promossa dal Comune di Milano, visitabile fino al 14 giugno 2026.
Il progetto e la cura della mostra è ideato da Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernado Mazzocca. I Macchiaioli, é una delle più importanti retrospettive sul movimento realizzate negli ultimi decenni, per la prima volta in mostra a Milano con 100 opere. Racconta l' intensa, se pur breve, esperienza dei Macchiaioli, rievocandone l’esperimento nazionale, con la volontà di condividere e portare avanti la creazione di un nuovo linguaggio pittorico.
Certamente uno dei movimenti più interessanti della pittura europea dell’Ottocento, sostenuto dagli ideali del Risorgimento italiano e fondamentale per la costruzione dell’identità italiana. Sono proprio i Macchiaioli i primi a rompere con la tradizione pittorica del passato, anticipando gli Impressionisti francesi, più noti al pubblico per aver voluto creare un movimento unito e coeso che si presentava già emblema di un mondo nuovo. Furono proprio questi giovani italiani a sfidare per primi i canoni ufficiali affrontando critiche e incomprensione da parte degli esperti e del pubblico
Furono loro per primi a rivoluzionare la scena dell'arte europea con una nuova estetica morale e civile. Furono loro a scrivere una pagina fondativa della storia dell'arte europea del secolo successivo. L’esposizione vede coinvolti come prestatori i più importanti musei italiani che custodiscono le opere dei Macchiaioli, come l’Accademia di Belle Arti e la Pinacoteca di Brera, le Gallerie degli Uffizi e Palazzo Pitti, il Museo del Risorgimento e la Galleria di Arte Moderna di Milano, la Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea di Torino, il Museo Civico ‘Giovanni Fattori’ di Livorno, nonché numerose collezioni private.
La mostra si avvale del partenariato dell’Istituto Matteucci di Viareggio, e vede come main sponsor Pirola Pennuto Zei & Associati e come sponsor BPER Banca Private Cesare Ponti. Malgrado la nascita di questa esperienza artistica sia avvenuta a Firenze, destinata a diventare dal 1865 al 1871 capitale provvisoria del nuovo Regno d’Italia, fu negli anni Sessanta dell’Ottocento che il vivace laboratorio di questa esperienza unica giunse proprio Milano e a partire dagli anni Venti del Novecento è avvenuta la loro riscoperta sia sul versante della critica che del collezionismo. Si presenta ora per Milano la possibilità di riempire un vuoto, una lacuna della storia dell'arte, per proporre una nuova e più profonda lettura di questa esperienza intensa ed esaltante che ha visto la nascita della nostra nazione.
A partire dalla loro rivalutazione avvenuta tra le due guerre e proseguita sino a oggi, le opere dei Macchiaioli, incompresi dai contemporanei, sono ritornati alla ribalta. La mostra intende ricostruire la breve ma intensa esperienza del movimento in un arco cronologico che va dal 1848 al 1872, data della morte di Giuseppe Mazzini. Silvestro Lega, Giovanni Fattori, Vincenzo Cabianca, Odoardo Borrani, Telemaco Signorini, Giuseppe Abbati e Raffaello Sernesi: attraverso le loro opere più significative emergono lungo il percorso della mostra diviso in 9 sezioni: I grandi ideali e la difesa di Roma II. Firenze e l’identità della nazione dall’età di Dante al Rinascimento III.
L’ Unità d’Italia e l’epopea contemporanea IV. 1861. I Macchiaioli e l’Esposizione Nazionale V. I percorsi della “macchia” VI. Il ritratto. Riflesso di un’umanità nuova VII. L’elegia del quotidiano VIII. La morte di Mazzini e il Risorgimento tradito IX. Milano e la riscoperta dei Macchiaioli tra collezionismo e cinema. Toscanini e Visconti.
La riscoperta dei Macchiaioli li vide ispiratori di molte scene nei film di Visconti e presenti in collezioni importanti come quella dell’imprenditore Jucker e di Toscanini. Questi giovani pittori, già nel 1848 avevano iniziato a intravedere quel cambiamento che sarebbe stato realizzato tra la seconda metà degli anni Cinquanta e il decennio successivo.
“Il Gazzettino delle Arti del Disegno”, fondato a loro sostegno dal critico Diego Martelli fu l'unico loro manifesto. Mescolati in tutte le diverse mostre agli altri artisti del tempo, non ebbero la forza prorompente degli Impressionisti che si presentarono sempre uniti. Furono pittori colti e consapevoli, uscirono dai loro studi e iniziarono con la macchia a dipingere il vero, la luce, i luoghi cittadini, il mare, la campagna, gli animali, le persone comuni, le contadine e furono i primi a proporre la verità del quotidiano e della luce nella pittura di un'epoca nuova.
CLARA BARTOLINI
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