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K-NOW! Korean Video Art Today: la mostra
Lâesposizione si sviluppa in un percorso fluido e ritmato, che attraversa immaginari, percezioni e dimensioni contrastanti. Ă uno scorrere dilatato del tempo quello in cui il pubblico è immerso allâinizio della mostra, che si apre con Citizenâs Forest (2016) di Chan-kyong Park. La video installazione multicanale ha un formato panoramico allungato, che richiama lâorizzontalitĂ dei rotoli distesi utilizzati nella pittura tradizionale asiatica. In questa dimensione sospesa e stratificata, cerimonie dello sciamanesimo popolare si intrecciano alla commemorazione di fatti tragici della storia coreana recente, come il naufragio del traghetto di Sewol nel 2014, rivelando il potenziale della tradizione come forma profonda e sovversiva di recupero storico.
Allâopera di Park rispondono i video Offering (2023) e Wreckage (2024) dellâartista Jane Jin Kaisen presentati con una doppia proiezione alla fine del percorso. Dalle immagini potentemente evocative e poetiche emerge il legame dellâartista con lâisola di Jeju e con le memorie storiche sommerse nelle sue acque, come il massacro dei civili del 1948 da parte dellâesercito sudcoreano. Kaisen richiama inoltre la relazione del luogo con forme di resistenza femminile, in quanto custode della cultura delle Haenyeo, le donne pescatrici apneiste.
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Dal video come memoria storica alle narrazioni speculative e visioni (post)tecnologiche, la mostra propone poi alcune opere che esplorano la condizione contemporanea della vita allâinterno di ambienti interconnessi, interfacciati e governati dai dati, come in Delivery Dancerâs Sphere (2022) di Ayoung Kim. Nel video, trasmesso su un LED wall monumentale al centro dello spazio espositivo, il pubblico segue i viaggi su motocicletta di una giovane corriere attraverso una Seoul trasformata in un rutilante paesaggio algoritmico. Nata durante la pandemia di COVID-19, lâopera invita a riflettere sulla gig economy, sistema basato su lavori temporanei e su un mondo del lavoro sempre piĂš accelerato e performante.
Anche il collettivo audiovisivo ě
체eobchae, fondato nel 2017 a Seoul e composto da Nahee Kim, Cheonseok Oh e Hwi Hwang, osserva i modelli economici dominanti e le trasformazioni tecnologiche per proiettare visioni speculative e scenari possibili, a volte inquietanti, a volte profondamente rivelatori. Attraverso unâestetica digitale ironica e distopica, ROLA ROLLS (2024) esplora un futuro privo di risorse fossili raccontando la trasformazione del personaggio âRâ, simbolo dellâindustria petrolifera, in membro di una setta ecologista che rende gli esseri umani sistemi ibridi autosufficienti. Le tappe evolutive sono visualizzate nella futuristica scultura TREE OF ROLA (2024), esposta insieme al video.
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Tra satira e critica sociale Sungsil Ryu guarda a una societĂ â coreana e non solo â segnata da forti gerarchie, competizione e ambigue aspettative di status. <BJ Cherry Jang 2018.9> (2018) ruota attorno al personaggio fittizio di una streamer virtuale, appunto Cherry Jang, che fa leva sui desideri piccolo borghesi delle persone per indurle a inseguire una presunta âcittadinanza di prima classeâ - una condizione di appartenenza che il visitatore può effettivamente comprare, scansionando il codice QR integrato nel wallpaper in mostra.
Il video come spazio mentale, luogo e strumento di percezione, attraverso cui riflettere su come la tecnologia abbia trasformato il nostro modo di vivere, vedere e sentirci presenti, è al centro della ricerca di Heecheon Kim. In Ghost1990 (2021), fruibile tramite visore VR, il pubblico assume il punto di vista di un atleta infortunato, e viene immerso nella tensione tra vulnerabilità , desiderio di controllo e ossessione per la performance fisica.
Per Onejoon⯠Che il video è invece un formato di indagine sulle comunitĂ e i confini. In Made in Korea (2021), realizzato con il musicista nigeriano Igwe Osinachi, con il linguaggio dei videoclip musicali lâartista affronta il tema dellâemigrazione africana in Corea. Lâopera, presentata su uno schermo integrato in unâinstallazione a parete con due file di copertine di LP, offre uno sguardo leggero ma profondo sulla trasformazione sociale del territorio e sulle sue contraddizioni.
La dimensione politica dei luoghi è esplorata anche da Sojung Jun in Green Screen (2021), presentato nella Hall del museo. Il video, girato lungo la Zona Demilitarizzata (DMZ) tra le due Coree restituisce un luogo carico di storia, di attese e separazioni, ma anche di rigenerazione, in cui la natura si è riappropriata del territorio â lâinvito è a ripensare i confini non solo geografici, ma anche quelli simbolici.
I video hanno una durata variabile tra i 5 e i 26 minuti. La durata complessiva della visita alla mostra è di circa 1 ora e 40 minuti.
La mostra è accompagnata da un catalogo illustrato pubblicato da Mousse Publishing in edizione bilingue italiano-inglese. Il volume comprende saggi critici di Francesca Benini, Je Yun Moon e Adeena Mey, una prefazione di Tobia Bezzola e otto interviste con gli artisti e le artiste presenti in mostra.
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Veduta dell'allestimento âK-NOW, Korean Video Art Todayâ MASI Lugano, Svizzera. Foto Š MASI Lugano, fotografo Luca Meneghel
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Artiste e artisti in mostra
Chan-kyong Park (Seoul, 1965)
Jane Jin Kaisen (Jeju, 1980)
Ayoung Kim (Seoul, 1979)
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체eobchae
Sungsil Ryu (Seoul, 1993)
Heecheon Kim (Seoul, 1989)
Onejoon Che (Seoul, 1979)
Sojung Jun (Busan, 1982)
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