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Nell’ambito del loro partenariato culturale, dal 19 marzo al 4 ottobre 2026, Triennale Milano e Fondation Cartier pour l’art contemporain presentano una grande mostra monografica dedicata ad Andrea Branzi, architetto, designer, professore, curatore e artista, figura centrale del design italiano e del pensiero progettuale, raccontata attraverso lo sguardo dell’architetto giapponese premio Pritzker Toyo Ito, coautore di numerosi progetti con Branzi e suo amico di lunga data.
La mostra Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present è un omaggio nato dal forte legame che le due istituzioni culturali hanno intrattenuto con lui. Da un lato c'è la lunga collaborazione di Branzi con Triennale Milano in qualità di designer, teorico e curatore, che si è articolata in numerose iniziative realizzate tra il 1968 e il 2022. Dall’altro, le riflessioni che lo hanno condotto all'ideazione dei due ambienti presentati originariamente nella mostra Open Enclosures, allestita alla Fondation Cartier nel 2008 e da allora entrati a far parte della sua collezione – un esempio emblematico di porosità tra paesaggio, architettura, arte e design.
Ideata da Toyo Ito in collaborazione con Lorenza Branzi e Nicoletta Morozzi, curata da Nina Bassoli, curatrice di Architettura, rigenerazione urbana e città di Triennale, e da Michela Alessandrini, curatrice alla Fondation Cartier, la mostra si configura come un itinerario biografico: dalle prime sperimentazioni radicali di Branzi a Firenze con Archizoom Associati, attraverso le esperienze con Studio Alchimia e Memphis, fino allo sviluppo di un approccio antropologico al design. Il percorso mette in luce la ricerca di Branzi, costantemente focalizzata sui temi della fragilità , dell’ibridazione, della coesistenza, dell’ecologia e della contaminazione tra discipline diverse.
Toyo Ito ha concepito il progetto espositivo come “un flusso ininterrotto”: un itinerario fluido che sottolinea come le opere e la filosofia di Andrea Branzi non appartengano né al passato né al futuro, ma a un “presente continuo”, appunto. La mostra offre al pubblico l’esperienza di una pratica viva e in costante evoluzione, all’interno di uno spazio organizzato per “flussi e vortici”.
Sono esposte oltre 400 opere, tra installazioni ambientali, modelli e disegni, oggetti di piccole e grandi dimensioni provenienti da serie note e meno conosciute, insieme a video e documenti d’archivio. Il percorso inizia e finisce con due autoritratti e comprende una grande installazione site-specific dedicata a No-Stop City (1969-1972), progetto fondativo che ha cristallizzato l’idea branziana di “scrittura territoriale” e rappresenta una critica radicale alla metropoli moderna. La mostra esplora anche le numerose sperimentazioni in ambito architettonico, paesaggistico e urbano, fino a culminare in una serie di schermi dedicati alle metropoli teoriche.
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