Clara Bartolini
Nel centenario della nascita di Arnaldo Pomodoro e a un anno dalla sua scomparsa, Intesa Sanpaolo gli dedica una grande mostra curata da Luca Massimo Barbero e Federico Giani in collaborazione con Fondazione Arnaldo Pomodoro.
Visitabile fino al 18 ottobre 2026 si sviluppa in tutte le sale che circondano il primo grande salone centrale, e propone i pezzi più iconici dell'artista.
Pomodoro inizia la sua ricerca a metà degli anni 50 e diventa certamente una delle più importanti figure dell'arte contemporanea italiana e internazionale. Negli spazi di Gallerie d'Italia sarà possibile ripercorrere questo viaggio artistico durato 60 anni decennio dopo decennio, nei quali Arnaldo Pomodoro ha sviluppato, con una sperimentazione instancabile, la sua visione di scultura, ripercorrendo le tappe più significative dell'avventura artistica e poetica dell'artista.
In esposizione vi sono 45 grandi opere provenienti dalla Collezione di Intesa Sanpaolo e da quella della Fondazione Arnaldo Pomodoro. Il percorso espositivo si apre con il grande Salone Scala dove, su una vasta pedana, si ergono potenti opere realizzate in leggerissimo e candido fiberglass di grandi dimensioni, che paiono galleggiare per contrasto tra la pareti e le ricche decorazioni della struttura circostante.
L'impatto è davvero potente, e apre il percorso che si sviluppa negli spazi circostanti per proseguire al Cantiere del Novecento, e infine al giardino di Alessandro. I materiali sperimentati dall'artista sono stati molti: argento, cemento, piombo, stagno, rame, zinco, ferro, idronalis, bronzo, acciaio. Una ricerca continua iniziata con i bassorilievi e proseguita con le forme piene, partendo dalla geometria euclidea degli anni 60, sviluppando successivamente la scultura a tutto tondo.
Ne seguono volumi di ogni genere fino a giungere al tema della scrittura, opere realizzate in forma di lettera, inviate ad amici di percorso come Gastone Novelli e Ugo Mulas. Si nota la passione dell'artista per la comunicazione e la tecnologia venuta dagli Usa, che Pomodoro tanto amava.
Alla fine di questo affascinante excursus, dove le forme si sviluppano in cubi, sfere, torri e papiri in tutte le direzioni, fino a diventare antenne futuribili, si può analizzare una parte dell'archivio dell'artista. Vi sono cataloghi, riviste, ritagli di stampa, manifesti, lettere, schizzi, fotografie, che permettono di comprendere meglio la ricerca di questo Maestro che rivendicava la volontà di aprirsi all'ascolto del mondo circostante.
Portato al dialogo continuo, al confronto col momento storico in cui viveva per rappresentarlo, facendosi contaminare da tutto ciò che lo emozionava, Pomodoro non ha mai voluto chiudersi in una torre d'avorio, ispirato com'era dal desiderio di condividere per sentirsi in un continuo processo di cambiamento, per non separare l'arte dalla vita e l'artista dall' uomo della strada.
Proprio la Fondazione da lui voluta e portata avanti dalla famiglia con passione, si nutre di questa visione a 360 gradi.
La mostra prosegue con una visita al Cantiere del Novecento dove sono esposte una serie di opere di Pomodoro realizzate negli anni 60, anch'esse proprietà di Intesa Sanpaolo.
Si giunge infine al giardino che ospita da sempre la Sfera grande, versione in fiberglass della prima e più importante Sfera, caposaldo della produzione di Pomodoro.
Conclude la mostra il docufilm Arnaldo Pomodoro la natura della forma, scritto e diretto da Alessandro Pezza. Il catalogo della mostra ricco di immagini è realizzato da Società Editrice Allemandi
CLARA BARTOLINI
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