Clara Bartolini
A Milano, collegato alla Fashion Week, Palazzo Reale ospita una mostra dedicata al rapporto tra Salvador Dalí e la moda. Non soltanto una rassegna sull’influenza esercitata dal grande artista catalano sugli stilisti, ma un percorso più ampio, dedicato alla costruzione dell’immagine, alla trasformazione del corpo e alla moda intesa come linguaggio artistico e strumento di identità.
“Dalí e la Moda”, è promossa dal Comune di Milano–Cultura e prodotta da Palazzo Reale, MondoMostre e Civita Mostre e Musei, curata da Laura Bartolomè e Judith Clark .Aperta fino al 31 gennaio 2027, riunisce oltre duecento opere e documenti provenienti dalla Fundació Gala-Salvador Dalí di Figueres, dal Dalí Museum di St. Petersburg e da altre importanti collezioni internazionali.
Dipinti, disegni, fotografie, abiti, gioielli, accessori, oggetti e filmati compongono un itinerario nel quale il mondo del sogno incontra quello della couture. Anche nella sua vita Dalí non si limitava a dipingere immagini, ma trasformava la propria esistenza in una vera opera d’arte. I baffi allungati verso l’alto, gli abiti eccentrici, le pose teatrali e le apparizioni pubbliche facevano parte di una precisa strategia creativa. L’artista aveva compreso prima di molti altri che la moda non riguarda soltanto ciò che si indossa.
È anche un modo per presentarsi agli altri, per modificare la propria identità e persino per inventarne una nuova. Il corpo diventa così una superficie da plasmare, mentre l’abito si trasforma in una scena mobile, capace di contenere desideri, paure e fantasie. In questo senso, Dalí non fu soltanto un pittore surrealista, ma anche un regista della propria immagine.
La sua figura pubblica, continuamente esibita e reinventata, anticipa molti aspetti della comunicazione contemporanea: il personaggio costruito, la presenza mediatica, l’artista che diventa egli stesso un’immagine.Uno dei nuclei più importanti della mostra è dedicato al rapporto con Elsa Schiaparelli, .Dal loro incontro nacquero alcune delle creazioni più celebri della storia della moda del Novecento.
Il celebre abito con l’aragosta, il cappello a forma di scarpa e la giacca afrodisiaca sono esempi di una moda che non vuole semplicemente valorizzare la figura, ma disorientarla. L’abito non accompagna più il corpo: lo altera, lo nasconde, lo mette in discussione. Il corpo diventa materia del sogno.
Nelle opere di Dalí il corpo non è mai soltanto naturale. È molle, deformabile, attraversato da desideri e ossessioni. Le figure possono allungarsi, sciogliersi, moltiplicarsi. Anche la moda, nella sua versione più audace, lavora sulla stessa instabilità.Per questo la mostra non presenta la moda come un semplice settore vicino all’arte, ma come uno spazio autonomo di invenzione.
L’influenza di Dalí sulla moda attraversa generazioni diverse. Il suo immaginario entra nei linguaggi della couture, della fotografia e della pubblicità, arrivando fino ai designer contemporanei. Nel percorso espositivo compaiono riferimenti a grandi nomi della moda, da Schiaparelli a Dior, fino alle sperimentazioni di Paco Rabanne e alle interpretazioni più recenti dell’eredità surrealista.
Perché Dalí aveva capito che la moda possiede una forza narrativa straordinaria.La mostra milanese permette di avvicinarsi a Dalí da un punto di vista meno consueto. Non soltanto attraverso i dipinti più celebri o gli orologi molli, ma attraverso tutto ciò che riguarda la superficie, la presenza e l’apparizione.È una prospettiva particolarmente interessante perché mostra quanto il surrealismo sia ancora presente nel nostro tempo. “Dalí e la Moda” non è quindi soltanto una mostra per appassionati di moda o di surrealismo. È un percorso dedicato al modo in cui le immagini entrano nella nostra vita e finiscono per modificarla.
CLARA BARTOLINI
Art &Writing
Art is Life Energy to Live
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