Il progetto espositivo proseguirà anche alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia, dal 25 luglio al 2 ottobre e alla Triennale di Milano dal 2 agosto al 25 settembre. Le opere dell'artista serbo rappresentano paesaggi e facciate di edifici medievali e moderni e sono tutte rigorosamente caratterizzate dall'assenza dell'uomo. I soggetti raffigurano delle visioni pittoriche riprese frontalmente tanto da percepire la porosità dell'affresco ispirandosi al primo Rinascimento di Fra' Angelico ed in particolare di Piero della Francesca. L'immagine è ripresa con una costruzione quasi geometrica che si avvicina alle opere di Giorgio Morandi e Luigi Ghirri. Contrariamente a loro, spiega Paparoni, Andric non rifiuta il figurativismo che in lui si manifesta nella riproduzione della trama materica accentuata da una leggera ma efficace alterazione dell'incidenza della luce.
I muri, quindi le barriere sia architettoniche che mentali, non esprimono drammaticità ma diffondono serenità e armonia come dimostrano i colori tenui e le tinte pastello delle opere. L'importante è sottrarre il luogo prescelto fermando il tempo sino a raggiungere un equilibrio naturale e minimalista. Secondo Andric la fotografia non si conclude con lo scatto anzi si evolve gradualmente lavorandola al computer. C'è bisogno di molto tempo, a volte occorrono anche due mesi, prima di ottenere un risultato soddisfacente. Un'immagine è finita quando vive di luce propria indipendentemente dal soggetto iniziale. Aldo Nove descrive così l'autore: “Ciò che detiene i confini (e li sbaraglia) delle foto di Ljubodrag Andric sono i muri e la polisemanticità che li porta (ci porta) altrove. Un altrove sempre presente. Muri che sono segno di un viaggio e quanto del viaggio ci precludiamo…”
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