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Il Ministero della Gioventù, della Cultura e della Comunicazione è lieto di annunciare la partecipazione del Regno del Marocco alla Biennale Arte 2026, con il suo padiglione nazionale per la prima volta all’Arsenale. In occasione della 61 Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, il Padiglione del Marocco presenterà Asǝṭṭa, un progetto dell’artista Amina Agueznay e della curatrice Meriem Berrada.
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Mostra Ankabouth, 2015-2016. Courtesy Fondazione Société Générale Marocco © Yasmina Bouzid
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Per il suo padiglione nazionale all’Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, il Regno del Marocco presenta Asǝṭṭa, un’installazione monumentale di Amina Agueznay. Progettata appositamente per le Artiglierie dell’Arsenale e curata da Meriem Berrada, Asǝṭṭa esplora la trasmissione dell’artigianato tradizionale e della memoria condivisa. L’opera si concentra sul simbolismo delle soglie, in sintonia con il tema di questa edizione, In Minor Keys, scelto da Koyo Kouoh.
Un Padiglione plasmato dagli echi di una memoria condivisa Situata nel cuore dell’Arsenale, Asǝṭṭa – parola Amazigh che indica la tessitura rituale – riflette il legame con la terra, i gesti e le voci che plasmano e mantengono vive le tradizioni artigianali del Marocco.
Il Padiglione del Marocco si inserisce nel tema In Minor Keys di questa 61 edizione, ponendo l’accento su narrazioni sottili, pratiche silenziose e memorie tramandate di mano in mano.
«Il patrimonio è una sostanza viva e l’innovazione ne è la sua forza vitale.» - Amina Agueznay
Amina Agueznay: tessitrice di gesti e di storie Da oltre vent’anni Amina Agueznay sviluppa una ricerca profondamente radicata nei saperi e nelle pratiche vernacolari marocchine. Con una formazione in architettura, concepisce le sue opere come spazi da abitare, calibrando con attenzione scala, ritmo e materiali in relazione ai luoghi.
Attraverso workshop, residenze e progetti in situ per tutto il Regno, l’artista lavora a stretto contatto con le comunità locali: filatrici, ricamatrici, cestai, orafi, apprendisti, maestri artigiani e responsabili di laboratorio. Le sue installazioni, da Noise a Curriculum Vitae, da Aouinates a Fieldworks, dimostrano una costante attenzione ai gesti ancestrali, alle genealogie e ai fili invisibili del sapere tramandato attraverso le generazioni.
Le sue opere si distinguono per una monumentalità discreta che non tradisce mai l’essenza della materia; una pratica in cui ogni intreccio, spirale e cucitura porta con sé una storia ma anche dei silenzi; e una continua esplorazione del modo in cui l’arte può connettere territorio, corpo, memoria e paesaggio.
Asǝṭṭa: una seconda pelle per la Sala dell’Artiglieria Progettata appositamente per il Padiglione del Marocco, Asǝṭṭa rivela strati di tempo, frammenti di narrazioni e memorie personali. L’installazione indaga il concetto di soglia, la âatba – il passaggio tra interno ed esterno, privato e pubblico, sacro e profano, al centro dell’architettura vernacolare marocchina. Intrisa di ritualità, questa soglia si trasforma in uno spazio abitato, un luogo di e di transizione attiva.
«Asǝṭṭa rende omaggio a questi talenti spesso invisibili: custodi di saperi antichi. Essi sono invitati qui non come figure marginali, ma come risorse fondamentali, testimoni di uno spazio di trasmissione viva in cui la creazione artigianale non viene mai feticizzata ma attivata come linguaggio, come pensiero in azione. Un’archeologia vivente dei gesti, trasmessi, trasformati ed esaltati, che continuano a generare nuove forme a partire dall’eredità ancestrale; un segno di riconoscimento per coloro che, in minor key, contribuiscono alla bellezza del mondo.» Meriem Berrada
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Amina Agueznay © Ayoub El Bardii
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| Meriem Berrada © Ayoub El Bardii |
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Tessere insieme: un percorso di complicità creativa Dalla loro prima collaborazione su Noise – una biblioteca di materiali nata durante un workshop di tessitura ad Assilah nel 2018 – Amina Agueznay e Meriem Berrada condividono un legame fondato sulla passione per il fare manuale e per le espressioni tradizionali del patrimonio. «Amina ama le materie prime; per lei sono preziose», spiega Meriem, che percepisce dietro ogni opera un insieme di presenze: mani, storie e legami duraturi radicati nei territori del Marocco.
La mostra sarà visitabile dal 9 maggio al 22 novembre 2026 all’Arsenale di Venezia.
Sul Padiglione del Regno del Marocco Nel quadro della visione del Regno del Marocco per la promozione delle arti e della creazione contemporanea, e per rafforzare la visibilità internazionale dei suoi artisti, il Padiglione del Marocco alla Biennale Arte 2026 celebra la scena culturale del Paese. Guidato dal Ministero della Gioventù, della Cultura e della Comunicazione, il padiglione riflette una dinamica di valorizzazione delle arti e degli artisti, e dimostra l’impegno del Regno per l’eccellenza artistica, una pratica radicata e una creatività aperta al mondo.
«Intrecciare i fili della tradizione e dell’innovazione, collegare narrazioni e memorie: questa è la visione artistica e filosofica del Padiglione del Marocco», sottolinea il Commissario, Mohammed Benyaacoub.
In dialogo con il tema di questa edizione, In Minor Keys, il Padiglione del Marocco propone uno spazio di ricerca, riflessione e dialogo, in cui l’arte marocchina si confronta pienamente con le dinamiche artistiche internazionali.
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DELEGATO Mohammed BENYAACOUB CURATRICE Meriem BERRADA ARTISTA IN MOSTRA Amina AGUEZNAY SEDE Arsenale
SULL'ARTISTA Amina Agueznay (nata nel 1963 a Casablanca, Marocco) è un’artista multidisciplinare il cui lavoro fonde forme strutturali, materiali tradizionali reinterpretati e pratiche collettive, spaziando dal dettaglio minimo a installazioni monumentali. Dopo aver studiato architettura negli Stati Uniti, dove ha esercitato per dieci anni, è rientrata in Marocco per condurre ricerche approfondite sulle pratiche artigianali tradizionali. Le sue installazioni monumentali – da Skin (2011) a Noise (2016) e Curriculum Vitae (2021) – nascono spesso da progetti collaborativi, in stretto dialogo con artigiani altamente specializzati. Unendo riferimenti architettonici e archeologici al lavoro manuale, la sua opera riflette l’arte fondamentale della trasmissione del sapere. Dai workshop collaborativi alle installazioni museali monumentali, il suo lavoro propone una visione contemplativa, sempre in sintonia con il sito di creazione o di ricerca e attenta alle sue dinamiche. Ha esposto in importanti sedi internazionali quali il Red Sea Museum (Gedda), la Ford Foundation (New York), il Mucem (Marsiglia), Haus der Kulturen der Welt (Berlino), Centre Pompidou-Metz e MACAAL (Marrakech).
SULLA CURATRICE Meriem Berrada (nata nel 1986 a Fez, Marocco) è direttrice artistica e curatrice. È vincitrice del premio MoMA/CCL International Curatorial Institute. La sua pratica si concentra sulle espressioni creative dell’Africa e del mondo arabo, con particolare attenzione alle intersezioni tra arte e artigianato nelle narrazioni contemporanee, così come alla fotografia. Recentemente è stata direttrice artistica del Tasweer Photo Festival in Qatar. È stata co-curatrice della 13ª edizione dei Rencontres de Bamako e della mostra Ce qui s’oublie et ce qui reste al Palais de la Porte Dorée, Parigi (2020). Nel 2016 ha seguito la creazione del museo MACAAL, dove continua a svolgere il ruolo di direttrice artistica, in particolare con il programma Bootcamp per la formazione di giovani professionisti museali in Africa. Come mentore e membro di giurie, partecipa inoltre a dibattiti internazionali sulle pratiche curatoriali e museali (Harvard University, Museum of Tomorrow Roundtable San Francisco, IKT Congress).
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