Clara Bartolini
L'arte come processo rituale, come associazioni Freudiane, come archetipi younghiani, come sacrificio sacro.
L'opera di Alfredo Romano mette lo spettatore davanti a una prova, farsi irretire da un'indagine introspettiva che travolge avvolgendo e non può lasciare indifferenti. Figlio irripetibile della sua terra, la Sicilia, e replica vivente di quella densità di memorie e stratificazioni che l'isola porta nel suo bagaglio geologico e culturale, divisa com'era in tre isole, zattere provenienti da sud nord e centro. C'è nelle sue opere il desiderio profondo di uno scavo, per giungere all'attimo primigenio nel quale si è formata la materia, mostrandone forza e fragilità.
Un lavoro tellurico di sprofondamento nel mistero e di ritorno dal proprio personale Ade, che è l'Ade di ogni essere vivente, quello visitato da Enea per conoscere passato e futuro col coraggio della visione che l'eroe Ulisse non ha avuto. Qui sulla terra nella tragicità degli eventi quotidiani, Romano lavora sul limite tra conscio e inconscio, cerca l'equilibrio su un filo che promette di portare lontano ma che mostra come il precipitare sia un rischio costante. Davanti ad una sua opera non pare esserci una via di fuga, bisogna riflettere davvero o lasciarsi andare completamente, senza temere il possibile naufragio. Impossibile restare spettatori.
Leggi tutto: Alfredo Romano, arte come indagine tra spirito e materia
Clara Bartolini
Questa volta parliamo di un artista delle luci, un light designer, diremmo un "DEMIURGO" perché un evento, qualunque evento, della vita e dell'arte non è nulla senza la luce. La prima delle creazioni. I luoghi, le cose, le persone, la natura esistono in quanto esiste la luce, che mostra e nelle ombre nasconde. Questa è la magia della quale si occupa con grande successo internazionale Giuseppe Di Iorio. Da Napoli parte per Bologna dove fa parte del gruppo creato da Loredana Alberti nel 2018, il teatro del guerriero, che mette in scena spettacoli dirompenti su temi sociali importantissimi per il femminile e la società quali l'aborto, il delitto d'onore e il divorzio.
Seguono questo gruppo intellettuali, attori, registi, scrittori, attori e come inizio è dei migliori. Dopo aver girato tutta l'Italia con gli spettacoli, parte per Londra che diventa il suo trampolino verso il successo, si occupa di fotografia, partecipa a photo call teatrali, e alla realizzazione di uno spettacolo sulle sfaccettature della sessualità. Al Covent Garden vede una richiesta di lavoro come costumista, si propone e viene assunto alla Royal opera house, dove fa due anni di gavetta.
Clara Bartolini
Il luogo, la Sicilia, o meglio Siracusa, il personaggio Marilena Vita, perché di personaggio si tratta. Artista visivo, regista cinematografico, fotografa, performer, gallerista e molto altro. Le radici della sua anima sono le radici della sua terra che si abbevera alla sapienza della Magna Grecia, dove il teatro è nato con Eschilo, Sofocle, Euripide, Plauto, ideato per onorare Dionisio con riti propiziatori. Li è nata Marilena e di questo humus del rito si è nutrita, e l'ha resa quella che è. La performance è la natura stessa del suo essere corpo d'artista, che proprio nel teatro greco di Siracusa trova la sua manifestazione prediletta.
Nella sua galleria Montevergine ad Ortigia, il prossimo evento con la partecipazione di performers internazionali tratterà proprio questa arte. Per quanto riguarda la pittura di Marilena Vita, le sue figurazioni informi, pronte a divenire sempre altro, portano alla mente le tre parti del territorio siculo che pian piano nel trascorrere delle ere geologiche si sono riunite, per diventare la trinacria che tutti conosciamo. Mi piace ricordarlo sempre perché questo sviluppo aiuta a comprendere la ricchezza del territorio. E' possibile vederne il processo nello splendido museo Orsi di Siracusa. E come in geologia, in Marilena tutto procede verso l'imprevedibile, si manifesta per trasformazioni alchemiche, forme non forme ma pronte a diventarlo, un processo di costruzione, di visione d'altro come le macchie di rorschach famose in psicologia. Con una intensità emotiva e cinetica, con la potenza e la drammaticità del colore, con i fili di piombo che le attraversano, le legano, le proteggono, le imprigionano, quasi con la volontà dell'alchimista di trasformare il piombo in oro. Ogni elemento può rappresentare occhi, corpi, animali, trapassati da una fantasia ancestrale che nell'anima di un'artista siciliana diventano voce del profondo.
Clara Bartolini
Gallerie d'Italia di Milano presenta fino al 5 ottobre 2025 una mostra dal peso specifico davvero significativo. Curata da Luca Massimo Barbero dal titolo UNA COLLEZIONE INATTESA. La nuova Arte degli Anni Sessanta e un Omaggio a Robert Rauschemberg, propone ancora una volta un notevole numero di opere proveniente dalla collezione Luigi e Peppino Agrati, donata a Intesa Sanpaolo. Con questa donazione, il patrimonio artistico della Banca si è arricchito notevolmente poiché, questi illuminati collezionisti lombardi, detenevano una delle più importanti collezioni private in Europa, ora disponibili alla visione di un vastissimo pubblico, data la capacità di attrazione di Gallerie d'Italia.
L'esposizione conta 60 opere, che permettono un ampio excursus nella sperimentazione di una nuova arte, partendo dalla fine degli anni 50 con i monocromi di Lucio Fontana, Piero Manzoni e Yves Klein, per passare agli anni 60 con opere di Giulio Paolini in dialogo con Robert Ryman e Richard Serra, e poi ancora Paolini e Michelangelo Pistoletto con i suoi rispecchiamenti e un giovane Jannis Kounellis. Il dialogo tra America e Italia continua con le sculture minimaliste di Carl Andre e i lavori di Robert Mangold, con due capolavori di Enrico Castellani. Emblematici sono i disegni con polvere da sparo del californiano Edward Rusha che si confronta con le opere in piombo di Jasper Johns.
Leggi tutto: Una collezione inattesa e un omaggio a Robert Rauschenberg.
Clara Bartolini
Alle Gallerie d'Italia di Milano sarà possibile visitare la mostra LOOK AT ME LIKE YOU LOVE ME, guardami come se mi amassi, fino al 29 ottobre. Ideata e organizzata da Diversity, Equity & Inclusion e dalla sua executive director Elena Avogadro e da ISPROUD, la community LGBQ+ di Intesa Sanpaolo.
Curata da Renata Ferri, la mostra presenta 30 fotografie di Jess T. Dugan, americana nata nel 1986, nelle quali l'autrice ha voluto raccontare e raccontarsi attraverso questi scatti stampati in grande formato. Fotografa e scrittrice, realizza anche disegni e installazioni oltre che filmati. Due di questi sono presenti in mostra col titolo: Letter to my father e letter to my daughter. La mostra rappresenta un inno all'amore, una pastorale queer.
Clara Bartolini
Due cuori e una capanna, è il titolo della mostra fotografica curata da Benedetta Donato, visibile nella sede di Intesa Sanpaolo a Napoli nella centralissima via Toledo fino al 14 settembre. Per chi non vi abita, un fine settimana in questa splendida città conosciuta in tutto il modo per le tante bellezze e le splendide canzoni d'amore, porta una boccata di meraviglia e relax.
Passeggiando per il centro, una visita alla mostra può solo aggiungere armonia e bellezza alla visita. Ottima la scelta di Gallerie d'Italia e del suo Executive Director Arte Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo Michele Coppola, di scegliere questa sede tra le tante di Intesa Sanpaolo.L'autore di questo progetto è l'architetto fotografo Daniele Ratti, già premiato spesso per i suoi lavori sempre incisivi e coinvolgenti. Questa volta ha davvero colpito per l'originalità della sua ricerca.
Leggi tutto: Gallerie d'Italia, architetture con amore di Daniele Ratti a Napoli
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