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Fino al 18 aprile www.mart.tn.it Canova tra innocenza e peccato.

Al Mart oltre 200 opere indagano l’influenza del canone canoviano sui linguaggi contemporanei, tra continuità e contrapposizioni. 14 i capolavori di Antonio Canova provenienti dalla Gypsotheca di Possagno, tra cui Amore e Psiche stanti, Endimione dormiente, Le Grazie, Venere italica, Maddalena penitente, Creugante.

Uno scenografico allestimento con suggestioni di bianco e nero stupisce i visitatori tra ampi spazi e nicchie più raccolte che celano confronti del tutto inediti. Nel percorso espositivo convivono le opere di Canova con quelle di fotografi e scultori del XX e XXI secolo.

A cura di Beatrice Avanzi e Denis Isaia, la mostra si snoda in cinque sezioni: Introduzione, Antonio Canova, Guardare Canova, Il Corpo scultoreo, Tradire Canova. Uno solo il protagonista: il corpo. Se alcuni degli artisti scelgono di idealizzarlo o estetizzarlo, altri descrivono una bellezza anti-canonica e “anti-canoviana” che contempla e contiene il suo contrario. In entrambi i casi, il corpo è icona.
In mostra coloro che hanno guardato e celebrato Canova: da Aurelio Amendola a Luigi Spina; i grandi fotografi di nudo del secolo scorso: Helmut Newton, Robert Mapplethorpe, Irving Penn; noti scultori contemporanei come Igor Mitoraj, Elena Mutinelli e Fabio Viale; infine, i fotografi che hanno immortalato il corpo imperfetto o fragile come Miroslav Tichý, Jan Saudek, Joel-Peter Witkin e Mustafa Sabbagh. La ricerca del grande maestro del Neoclassicismo, ricca di rimandi al passato, si apre così al futuro, lasciando in eredità un ideale estetico con una doppia polarità, tra innocenza e peccato.
Ideata da Vittorio Sgarbi, la mostra del Mart apre le celebrazioni del bicentenario della morte dell’artista. Fino al 18 aprile a Rovereto.

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