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Lucio Fontana e Comabbio Mostra fotografica e documentaria

A cura di Francesca Bellola e Massimo Cassani

Inaugurazione sabato 11 giugno ore 16,00

La mostra, organizzata dall'Associazione culturale “Il borgo di Lucio Fontana”, rientra nel progetto “Archivi del Contemporaneo. Lombardia terra d’artisti”, promosso da Regione Lombardia. Il progetto, nato con lo scopo di promuovere attività culturali coordinate tra soggetti pubblici e privati, contempla la realizzazione del Festival ARCHIVIFUTURI che si svolge tra il 4 e il 12 giugno con un intenso programma di mostre, eventi, visite agli studi d’artista, curate e realizzate dai partner della rete avente come capofila il Museo MA*GA di Gallarate.

L'esposizione è allestita all'interno della casa in cui Fontana amava trascorrere il tempo libero da impegni e nella quale ha vissuto gli ultimi mesi della sua vita. I documenti esposti oltre a ripercorre alcune fasi della carriera artistica, testimoniano l'intenso attaccamento del Maestro alla casa di Comabbio (VA) e la sua partecipazione alla vita del piccolo paese.

Su prenotazione è possibile visitare anche l'atelier nel quale sono ancora visibili “segni” della presenza dell'artista: cavalletto, attrezzi da lavoro ed altro ancora.

Lucio Fontana nasce il 19 febbraio 1899 a Rosario di Santa Fé, in Argentina, da genitori di origine italiana. Il padre Luigi é scultore e la madre Lucia Bottino è attrice di teatro. Lucio viene mandato in Italia per gli studi ed affidato allo zio di Castiglione Olona. Frequenta il collegio Torquato Tasso di Biumo Inferiore (VA) e il Collegio Arcivescovile Ballerini, a Seregno. Frequenta la Scuola dei maestri edili dell'Istituto Tecnico "Carlo Cattaneo" di Milano. Nel 1916 Fontana interrompe la scuola e si arruola come volontario e raggiungendo il grado di sottotenente di fanteria. Nel 1918 rientra a Milano, dopo essere stato ferito sul Carso e congedato con la medaglia d'argento al valor militare. Riprende così gli studi e consegue il diploma di perito edile. Nel 1921 torna nel paese di nascita, a Rosario di Santa Fè, e decide di seguire la tradizione artistica familiare e dedicarsi solo alla scultura. Verso la metà del 1927 torna in Italia, di nuovo a Milano, dove si iscrive al primo anno di scultura dell'Accademia di Belle Arti di Brera (1927-1928). Qui inizia a seguire i corsi di Adolfo Wildt e la Scuola del marmo: a fine anno è promosso al 4° corso e, al termine del 1929, si diploma presentando come lavoro finale la scultura El auriga (1928). In questo periodo realizza opere cimiteriali per il Monumentale di Milano. Tra il 1931 ed il 1940 le prime sperimentazioni tecniche e figurative e il ritorno in Argentina. Tra il 1941 ed il 1950 sono gli anni dell'insegnamento in Argentina e i primi manifesti dello "Spazialismo". Nel novembre 1946 nasce il Manifesto Blanco.

Nello stesso anno, in un gruppo di disegni dell'artista compare il termine "Concetto Spaziale", titolazione che accompagnerà gran parte della sua successiva produzione artistica Nel 1947, insediato di nuovo a Milano, riprende ad Albisola la sua attività di ceramista, attirando l'attenzione della critica. A Milano entra però in rapporto con un gruppo di giovani artisti e, dopo incontri e discussioni, nasce in dicembre il primo Manifesto dello Spazialismo, firmato, oltre che da Fontana, dal critico armenoGiorgio Kaisserlian, dal filosofo Beniamino Joppolo e dalla scrittrice Milena Milani. Nel 1949 Fontana realizza alla galleria del Naviglio un'opera emblematica: l'Ambiente spaziale a luce nera, in cui una serie di elementi fosforescenti e fluttuanti sono appesi al soffitto dello spazio espositivo completamente nero. Nello stesso anno, approfondisce la ricerca spaziale con l'avvio del ciclo dei "Buchi", opere pittoriche dove all'intervento cromatico vengono aggiunti "vortici" di fori eseguiti con un punteruolo. L'anno si chiude con la sua partecipazione al concorso per la V porta del Duomo di Milano, indetto dalla Veneranda Fabbrica del Duomo. Il 25 aprile del 1951 sono giudicati i modelli presentati per il concorso per la porta del Duomo.

Insieme a Luciano Minguzzi, Francesco Messina ed Enrico Manfrini, Fontana passa al secondo grado di concorso (vinto nel 1952 ex-aequo con Minguzzi). Il 26 novembre firma il quarto Manifesto dell'arte spaziale. Continua a lavorare intensamente al ciclo dei "Buchi", presentandoli per la prima volta alla mostra del 1952 Arte Spaziale alla Galleria del Naviglio a Milano. A Milano, nello stesso anno, sposa Teresita Rasini conosciuta nel 1930 e trasferisce il suo studio milanese da via Prina al numero 23 di Corso Monforte. Al culmine della ricerca inseguita in questa decade, prendono forma i "Tagli", concepiti sulla fine del 1958 e presentati: alla personale della Galleria del Naviglio nel febbraio 1959 e appena dopo alla Galleria Stadler di Parigi (marzo 1959), a Documenta a Kassel (luglio 1959); alla V Biennale di San Paolo del Brasile (settembre 1959); alla retrospettiva critica organizzata da Crispolti alla galleria L'Attico di Roma (ottobre 1959), a Dusseldorf alla Galerie Schmela (1960) e infine a Londra alla personale presso Mc Roberts & Tunnard (1960). Dall'inizio degli anni sessanta, Fontana si concentra con particolare impegno sulla serie degli "Olii" e successivamente mette alla prova la sua creatività con la serie dei "Teatrini" (1964-1966). All'inizio del 1968 Lucio Fontana lascia il suo studio di Corso Monforte e si trasferisce a Comabbio (Va) dove morirà il 7 settembre dello stesso anno.

La mostra prosegue fino al 31 luglio 2022 con il seguente orario: sabato e domenica dalle ore 10.00 alle 12.30 e dalle ore 16.00 alle 18.30.

Ingresso e visita all’atelier dell’artista su prenotazione

Catalogo disponibile in mostra.

Per informazioni e prenotazione: comunicazione47@tiscali.it  

 
 
 
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